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La bellezza del corpo femminile nel tempo.

La Venere di Willendorf risale al periodo paleolitico, questa scultura accentua le caratteristiche fisiche del corpo femminile legate alla fertilità.

È un’immagine in cui la sfericità domina, dando alla donna un aspetto esageratamente grasso, gli enormi seni, il ventre prominente e il pube, rappresentano accentuazioni dei caratteri sessuali legati principalmente alla fertilità femminile. Si tende a credere che la statuetta rappresentasse una divinità femminile propiziatrice della fecondità.

Nella storia la fisicità della donna è legata principalmente al concetto di fecondità e un corpo sinuoso e non eccessivamente magro rappresenta un motivo di attrazione per l’uomo, oltre che un requisito essenziale per la sopravvivenza della specie.

Nella società contemporanea i canoni di bellezza sono fortemente influenzati dai mezzi di comunicazione, oltre che dalla cultura e dalla varietà dei modi di esprimere bisogni ed esigenze.

Pertanto assistiamo ad una dicotomia della figura femminile: esaltata e adulata nella sua magrezza ai limiti della sopravvivenza oppure elogiata nelle sue curve ” donne curvy” che vanno ben oltre la prosperità femminile, tipica delle attrici degli anni ’50.

Ogni donna dovrebbe accettare la propria fisicità senza timori e senza necessariamente categorizzarsi in un target rispetto ad un altro, ma soffermarsi sul concetto di unicità. L’eccesso e l’estremizzazione non sono mai scelte corrette, i due modelli di bellezza che ci  impongono minano lo stato di salute della donna portando a complicanze anche severe.

Solamente la consapevolezza di ciò che siamo, oltre alla determinazione di realizzare e di poter raggiungere ciò che si possiamo essere, costituiscono piccoli passi avanti verso l’autostima, valorizzazione del proprio potenziale, e cammino verso  il successo.

Mi piace concludere con una frase che ripeto spesso in cui credo fermamente: “Non è vero che siamo tutti uguali,  ognuno è unico nella sua individualità”. Ognuno di noi dovrebbe accettare la sua unicità e tutto ciò che lo fa sentire diverso, perché non omologato alla collettività, dovrebbe diventare un punto di forza per distinguersi e per sentirsi apprezzato.

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